GIOVANISSIMI REGIONALI ÉLITE – L’INTERVISTA A MISTER CRIPPA

GIOVANISSIMI REGIONALI ÉLITE – L’INTERVISTA A MISTER CRIPPA

«Il gruppo è carico, avversari forti ma saremo pronti»

È nato e cresciuto calcisticamente sul territorio Marco Crippa, 30 anni, una laurea in Scienza Motorie, educatore scolastico con una profonda conoscenza delle categorie giovanili che l’hanno visto allenare fin da quando aveva 18 anni.

Marco Crippa, nella stagione 2021-22, sarà alla guida della formazione nerobianca chiamata a misurarsi con il campionato regionale Giovanissimi Elite. La sua squadra ha una rosa ampia, 28 giocatori, ed uno staff qualificato composto dal vice allenatore Paolo Bonicalzi, dal preparatore atletico Nicolò Vidali, dal dirigente Marco Baselli.

 

Il lavoro sul campo è iniziato da quattro settimane con un ritmo sostenuto tra allenamenti e amichevoli. Lo scopo è testare gli schemi e la tenuta atletica dei ragazzi. Una mole di lavoro necessaria in attesa dell’inizio ufficiale del campionato, fissato il prossimo 3 ottobre, che comprenderà i territori molto competitivi della Brianza e del Milanese.

 

Mister, si riparte.

«Finalmente. Ed il calendario sarà subito impegnativo per noi. Prima il Cimiano e poi Lombardia Uno. Avversari di grande valore che ci obbligheranno a mettere in mostra tutte le nostre qualità e la nostra convinzione. I ragazzi hanno l’opportunità di conoscere subito il livello con il quale devono competere. Il salto è evidente e non è facile. Abbandoniamo il contesto provinciale per giocare in un contesto regionale. Tutti i parametri qualitativi crescono ma il gruppo è molto carico e già dai primi segnali vedo una grande voglia di mettersi al lavoro per progredire».

 

È alla guida di un gruppo numeroso.

«Abbiamo ragazzi che vengono da Cremona, Caravaggio, Codogno, Romano di Lombardia e Soncino. Oltre a chi risiede in città e nel territorio circostante. Il bacino di reclutamento è ampio e non può essere diversamente. Per i giocatori sarà stimolante. Se vorranno avere una occasione la domenica dovranno farmi vedere il meglio delle loro capacità durante l’allenamento. Nessuna posizione di rendita. Chi vuole giocare deve dare tutto».

 

Il Crema è una Scuola Calcio Elite. Qual è il vantaggio per i ragazzi?

«I ragazzi sono nella fase che può garantire ancora una crescita importante sul piano tecnico e tattico. Devono acquisire una mentalità forte sul piano agonistico e competitivo. Ma soprattutto devono essere consapevoli delle loro scelte in campo. E qui la Figc, grazie ai tecnici con i quali abbiamo attivato un confronto sistematico per via della Scuola Calcio Élite, ha dato indicazioni precise che ci hanno spinto a mutare i criteri delle sessioni di lavoro. Basta con gli allenamenti direzionali. Al centro ci devono essere la curiosità del ragazzo, il suo interesse, la sua spinta a fare domande per acquisire uno scenario chiaro. La scelta diventa fondamentale. E deve essere rapida per rispondere al carattere imprevedibile delle situazioni di gioco. Puntiamo al dialogo e al coinvolgimento. Il calcio è uno sport che va compreso fino in fondo usando la testa».

 

Quali sono i tuoi modelli?

«Prendo spunto da tutti. La costruzione da dietro di De Zerbi, per esempio, o la pressione in avanti con il recupero palla che deve avvenire quanto prima per ripartire. Il possesso palla continuativo, l’intensità fisica, la collaborazione sistematica tra i reparti. Tutti elementi che reputo indispensabili. Il lavoro di programmazione può essere svolto al meglio: i ruoli dei ragazzi, per la gran parte, sono già definiti anche se alcune modifiche possono verificarsi. Non eclatanti ma è sempre possibile attuare modifiche: un attaccante non diventa certo dall’oggi al domani un difensore ma ci sono profili sovrapponibili e interscambiabili».

 

Come interpreti il tuo ruolo di mister?

«L’allenatore è un educatore. Interagire nel modo corretto con i ragazzi è la premessa per passare alla fase due che prevede i consigli tecnici o tattici. La componente fondamentale è la fiducia. Sulla stima ed il rispetto delle regole non si può essere ambigui. C’è poi il contesto ambientale da tenere in considerazione. Un aiuto da parte mia in campo è sempre doveroso. Ma lo è anche e soprattutto fuori dal campo. I due ambiti sono strettamente intrecciati perché lo sport è una scuola di vita».

 

MR MARCO CRIPPA